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Servizio Rai 3-Brognaturo

Ecco il link del servizio fatto da Rai 3 ,domenica 15 Novembre.  Ancora una volta, l’ interesse mediatico sull’artigianato  della famiglia Grenci.

http://ilpostogiusto.blog.rai.it/2015/11/16/vibo-valentia-di-padre-in-figlio-di-maria-antonietta-fiordelisi/

Domenico Grenci: un ricercato speciale

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Vissuto sull’altopiano delle serre calabre nel piccolo borgo di Brognaturo, Domenico verso gli anni 60 è costretto alla fuga nella città più grande dell’Illinois, negli Stati Uniti d’America. Approda nella città di Chicago negli anni 60, qui tenta di sbarcare il lunario come garzone di bottega nella Windy City. Ricercato dalle massime autorità istituzionali italiane, non perché le mani di Domenico Grenci si fossero macchiate di chi sa quale crimine, ma perché le sue mani erano in grado di realizzare capolavori di cesello.
Era nato nel 1920 in un piccolo paesino delle serre, dove aveva frequentato la rinomata bottega di Mastro Bruno Tripodi. Ancora bambino aveva già realizzato il suo primo capolavoro, una natività per il presepe. Terminato il periodo di formazione, ancora giovanissimo, iniziò il mestiere di falegname e intagliatore, presto però dovette abbandonare l’attività appena intrapresa, perché chiamato alle armi in pieno periodo bellico. La prigionia in Russia, durante la seconda guerra mondiale, durata ben cinque lunghi anni, che però dopo il primo anno ebbe un epilogo felice, avendo, il giovane soldato Domenico, prontamente appreso il cirillico ed avendo acquisito dimestichezza con la lingua russa parlata, venne notato da un colonnello triestino, il quale lo delegò come suo interprete nonché suo attendente. Nacque così una profonda amicizia durata una vita intera, che la gratitudine, molto tempo dopo, spinse il colonnello fino all’estrema punta dello stivale per rivedere quel giovane soldato che ormai era diventato uomo.
Fu però in America che Domenico, estasiato dalla lucentezza di alcune pipe esposte in una vetrina delle vie centrali di Chicago, fu folgorato da un’idea geniale che prontamente ebbe a proporre al titolare della vetrina. L’idea è stata quella di intagliare l’immagine dello stesso proprietario del negozio, tale Cellini, su una pipa. Visto il talento dell’allora giovane Calabrese, la riproduzione fu fedelissima all’originale, tant’è che lo stesso Cellini decise di aprire la vetrina accanto e di allestire un laboratorio a vista, così che tutti i passanti ne potessero ammirare il talento e la maestria di quel giovane, che da uno sperduto paesino della Calabria si era spinto sino alle lontane Americhe.

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Il sentimento nostalgico per la famiglia, per la sua terra e per la sua gente ebbe però la meglio e così dopo una lunga permanenza all’estero, durata cinque anni, giunse il momento di ritornare nell’amata terra e continuare ad alimentare la sua passione che ormai era diventata una vera e propria attività e, dove certamente la materia prima era abbondante e di qualità. La radica che altro non è che la radice di erica, un arbusto che cresce spontaneo sugli altipiani calabresi, che per via del bassissimo contenuto di tannini, che sono i principali responsabili del sapore aspro ed amaro che si percepisce fumando certe pipe, la radica calabrese è considerata la migliore al mondo per qualità. Erano i cioccaioli che provvedevano a scavare, sulle alture delle Serre, su quelle dello Zomaro e in Aspromonte, la radica che consegnavano sistematicamente all’artigiano, il quale poi provvedeva a scegliere i pezzi più pregiati.
Dopo una breve sosta in una cantina scavata nello scoglio, la radica ancora bagnata veniva lavorata con la lama di una sega circolare ove le sapienti mani del maestro abbozzavano le forme e, scoprivano la parte corticale, che lasciava intravedere le venature. Quindi si procedeva ad un’accurata selezione dei pezzi più nobili che venivano trasferiti in una caldaia di rame per la bollitura, che durava oltre ventiquattrore di fila. Quando ormai la bollitura era terminata ed il tutto si era raffreddato gli abbozzi venivano alloggiati in degli scaffali per una lenta stagionatura che durava cinque anni e oltre. Ultimata la stagionatura iniziava il vero lavoro che attraverso delle complesse fasi di lavoro successive ne affinava le forme e portava alla luce i capolavori, quelli con la fiammatura lunga, stretta e regolare o quelli ancora più rari ad occhio di pernice, che gli intenditori hanno apprezzato e apprezzano ancora oggi. Tra i tanti estimatori: gente comune, noti professionisti, personaggi televisivi e della politica. Fu l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini ad esprimere il desiderio di voler incontrare il maestro, così lo definì, per porgere di persona la gratitudine e la stima per aver dato lustro al nostro paese nel mondo intero, con quel marchio : “GRENCI CALABRIA ITALY” conferendogli per questo il titolo onorifico di “Cavaliere della Repubblica”.

Da: http://www.asproinmonte.it